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PRESENTATA LA STORIA POPOLARE DI VAL D'ILLASI


Cultura - Presentato a palazzo Ferro Fini “De Decimis novalibus” di Stefano Valdegamberi inedita indagine sulla storia popolare della Val d’Illasi e i conflitti con l’abate di Calavena

Dopo “I nomi raccontano la storia”, monumentale lavoro sulle vicende della comunità cimbra di Badia Calavena (Kam Abato) attraverso lo studio, contrada su contrada,  della toponomastica, ecco l’ultima fatica di Stefano Valdeghamberi, “De decimis novalibus» (Sulle decime delle terre novali) presentato quest’oggi a palazzo ferro Fini sede del Consiglio regionale del Veneto alla presenza dell’autore e dell’assessore alla cultura della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari. Enza Di Giovanni, l’anima di Zerotre Edizioni che ha pubblicato il testo,  ha introdotto l’autore sottolineando come l’opera sia “un gioiello di storia, frutto di ore e ore di ricerche nell’Archivio i Stato”. Alle parole dell’editrice ha fatto eco l’Assessore Corazzari che ha voluto sottolineare “il profondo amore sempre dimostrato da Valdegamberi per la sua terra” e come “De decimis novalibus” sia l’ennesima riprova di questo profondo legame. Il testo di Valdegamberi nei fatti si pone come continuazione ideale, se non completamento di “I nomi raccontano la storia”  in cui venivano indagate “le tappe della difficile e dura esistenza di popolazioni in costante lotta e confronto, con un ambiente, spesso, ostile, e le tracce di personaggi e di famiglie, che hanno saputo, non solo scontrarsi, ma, anche integrare con l’ambiente ed attuare l’addomesticamento del territorio” per rifarci alle parole che Marco Pasa dedicò appunto alla ricerca etimologica del ricercatore veronese. Oggi quel racconto continua con l’indagine “sulla vita quotidiana antica, della comunità di Calavena e dei suoi rapporti con l'abbazia benedettina, proprietaria di quelle terre incolte strappate ai boschi, bonificate e trasformate in uso produttivo, appunto i terreni nuovi a cui fa riferimento il titolo in latino,  ma sulle quali gli affittuari dovevano pagare la discussa gabella della decima all’abbazia dedicata a San Pietro” una autentica potenza che vantava notevoli proprietà sparse in tutta la provincia e il cui abate , dipendente direttamente dalla Santa Sede, riassumeva in sé antichi poteri feudali sui propri territori e sugli abitanti i quali, come indaga Valdegamberi, spesso si trovarono apertamente in conflitto fino a giungere e veri e propri scontri fisici con tanto di imboscate e morti.  “Conflitti che potevano anche durare secoli - spiega Valdegamberi - o suoi quali veniva a porre la parola fine la Repubblica Serenissima dimostrando spesso attenzione alle esigenze dei più deboli e di quanti, con fatiche improbe riuscivano a rendere produttivi anche i terreni più poveri e marginali”.  Il testo è ricco di citazioni e di documenti inediti che per la prima volta trovano pubblicazione e diffusione. Prefato da Laura Schram Pighi a lungo docente di lingua e letteratura italiana moderna presso l’Università Utrecht, il lavoro di Valdegamberi si concentra in all’inizio sulla colonizzazione tedesca, i cosiddetti Cimbri, del territorio della Val dì’Illasi per poi appunto dilungarsi nell’annosa querelle che contrappose i residenti all’abbazia. “De decimis novalibus” si conclude infine con lo sguardo al presente “con il bosco - conclude Valdegamberi - che sta riprendendosi e rinselvatichendo quelle terre che con fatica i più poveri avevano disboscato, dissodato,  svegrato: il bosco si prende la sua rivincita” ma non per questo riesce a cancellare la storia complessa della Val d’Illasi.

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