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BASSA PADOVANA. NON PUÓ ESSERE UNA PATTUMIERA


Rifiuti - Ruzzante (LeU), Bartelle (IIC), Guarda (AMP): “La Bassa Padovana non può più essere la pattumiera del Veneto”.

“Il 4 luglio in seduta congiunta della Seconda e Quinta commissione del Consiglio regionale l’audizione dei sindaci dei Comuni di Baone, Masi, Piacenza d’Adige, Sant’Urbano, Vescovana, Vighizzolo d’Este e Villa Estense in merito al progetto di ampliamento della discarica tattica regionale di Sant’Urbano: una bomba in un territorio, quello della Bassa Padovana, già martoriato. In questi giorni i sindaci sono stati costretti ad emanare ordinanze per vietare l’uso delle acque superficiali, inquinate dalle sostanze tossiche sprigionate dall’incendio della fabbrica di vernici Isello di Brendola. Non può rimanere inascoltato l'urlo di dolore dei sindaci, che giustamente non ci stanno a vedere la propria terra ridotta a una cloaca. Nell'incontro dedicato al tema dell'ampliamento della discarica tattica regionale di Sant'Urbano i primi cittadini dei Comuni del territorio interessato hanno sottolineato le enormi criticità dell'area: siamo in presenza di più fonti di stress ambientale e sanitario”. Così i Consiglieri regionali Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), Patrizia Bartelle (Italia In Comune), Cristina Guarda (Lista AMP), già firmatari dell'interrogazione n. 742 del 13 maggio 2019, "Ampliamento discarica di Sant’Urbano: perché il Presidente della Giunta regionale rifiuta l’incontro con i sindaci?". “Da parte della Giunta c’è stata un’importante apertura, verrà rivalutata l’inclusione di alcune amministrazioni comunali nella Commissione Via. Non c’è ancora però la garanzia - sottolineano i tre Consiglieri - che siano tutti ammessi come avevamo chiesto con la nostra interrogazione. Un ampliamento di 1 milione di metri cubi, pari a circa il 30% dell'attuale cubatura, che prolungherà la vita della discarica di altri 10 anni. In questo modo la Giunta Zaia sgancia una vera e propria bomba sul territorio già martoriato. I sindaci della Bassa denunciano problematiche legate alla viabilità e al trasporto pubblico, alla programmazione socio-sanitaria, al ciclo dei rifiuti, ai fanghi usati in agricoltura, c'è la questione Sesa, i fiumi inquinati anche da Pfas, il problema occupazionale e la tendenza verso lo spopolamento. Un lungo elenco di problemi mai risolti e spesso ignorati dalla Lega nei vent'anni di governo regionale, ai quali in questi giorni se ne aggiungono altri due: il disastro avvenuto in seguito l’incendio della fabbrica di vernici Isello di Brendola, con i sindaci costretti ad emanare ordinanze per vietare l’utilizzo delle acque superficiali dopo che il mancato contenimento delle acque ha permesso alle sostanze inquinanti di arrivare fino al Fratta Gorzone. Inoltre, notizia di oggi, l’inquinamento atmosferico record di Monselice, 968 tonnellate/anno di Ossidi di Azoto prodotte per il 65% prodotte dal comparto industriale: una percentuale anomala, che si spiega solo in considerazione della presenza della cementeria».

I tre Consiglieri concludono: “Auspichiamo che la valutazione d'impatto ambientale cumulativa possa tenere conto di una situazione ormai al limite. I sindaci sono stati molto chiari nel chiedere una responsabilità non solo tecnica, ma anche politica: quale visione per il territorio della Bassa? È la “cloaca del Veneto” o sarà rispettato il diritto ad una vita in condizioni dignitose e salubri per chi ci abita?”.

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